Design per l’emergenza: il contributo del Laboratorio di Design Medicale dell’Università Iuav di Venezia

Prevenire un ictus, o anche, per le mamme in attesa, individuare lo stato di salute del bambino, o ancora segnalare un’attività fisica non corretta: molto si può fare da casa, con l’aiuto di dispositivi che utilizzano la tecnologia dei sensori per rendere possibili forme semplici di prevenzione. Di fronte al problema – drammaticamente attuale – del sovraffollamento delle strutture ospedaliere, lo studio di tecnologie e dispositivi da utilizzare in casa per la prevenzione di alcune patologie può essere una risorsa importante per mettere ogni paziente in grado di contattare per tempo il proprio medico ed evitare un ricorso precipitoso alle cure ospedaliere o al pronto soccorso.

Le tecnologie ci sono; al design e alla “usabilità” di questi nuovi dispositivi sta lavorando il Laboratorio di Design Medicale attivo all’interno della Laurea magistrale in Design del prodotto e della comunicazione visiva dell’Università Iuav di Venezia. Diretto dal docente Iuav Medardo Chiapponi, con la collaborazione del designer Andrea Ciotti, il laboratorio ha dato vita nel tempo a numerose sperimentazioni, condotte con il controllo e la validazione di medici e specialisti. Tra i molti progetti prototipati e pronti per entrare in produzione, uno zaino per la dialisi portatile (ideato da Alessia Buffagni, con la supervisione dell’IRRIV International Renal Research Institute di Vicenza) in grado di evitare il ricorso quasi quotidiano all’ospedale a un grande numero di dializzati: l’insufficienza renale terminale (end-stage renal disease) colpisce tre milioni di esseri umani, la maggior parte dei quali si sottopone tre volte a settimana a cicli di emodialisi.

O ancora, il progetto AgeDesign, finanziato con fondi FESR, che studia nuovi dispositivi indossabili a supporto dell’invecchiamento attivo e in salute, collegati a una APP che ne gestisce e registra i feedback: in particolare, una tuta con sensori per il controllo del movimento e un kit composto da una stazione di monitoraggio abbinata a un bracciale per il controllo di parametri cardiaci, ossigenazione del sangue e idratazione corporea. Il bracciale potrebbe essere utile anche per individuare la presenza in un organismo del coronavirus, uno dei cui sintomi è proprio la diminuzione dell’ossigeno nel sangue.
In tema di sicurezza, si distingue il concept di ricerca HSkin (progetto di Denny Roncolato) che studia lo sviluppo di un dispositivo di protezione personale per il processamento delle epidemie, in particolare per i campi operativi dell’Ebola Virus. Si tratta di una tuta indossabile tramite comando vocale, costituita da tessuti intelligenti disposti su livelli e zone anatomiche differenti in base alla funzione. Un concept futuribile che accorpa tecnologie in via di sviluppo in tutto il mondo da settori differenti, in modo da stimolare lo sviluppo di un equipaggiamento intelligente e adattabile a emergenze differenti, quindi eventualmente utilizzabile anche per fronteggiare la pandemia di Covid-19.

nelle foto:
1. Zaino per dialisi
2. Agedesign
3. HSkin

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