Difficoltà respiratorie e fiato corto: i benefici della supplementazione di L-Arginina

L-arginina è un amminoacido polare, con catena laterale idrofilica, basico, coinvolta in diverse vie metaboliche; tra queste, è particolarmente rilevante la conversione in citrullina tramite l’enzima ossido nitrico sintasi che determina la produzione di Ossido Nitrico (NO).

 

 

 

L’NO è un mediatore endogeno di processi biologici quali la vasodilatazione e la trasmissione degli impulsi nervosie viene prodotto dall’endotelio come modulatore del tono vascolare. L’endotelio è il tessuto che riveste la superficie interna dei vasi sanguigni, linfatici e del cuore.
La produzione di livelli adeguati di NO nell’endotelio vascolare è fondamentale per la regolazione del flusso sanguigno e per la vasodilatazione.

Da qui ne è derivato l’interesse medico scientifico per la L-Arginina e per il suo potenziale ruolo nella modulazione della funzione endoteliale, in quanto precursore dell’NO.
Diverse pubblicazioni indicano che l’assunzione di L-Arginina possa aumentare i livelli di NO nelle cellule endoteliali ed epiteliali. Questo aumento dei livelli intracellulari di NO permette di ridurre la pressione arteriosa e i potenziali danni d’organo ad essa correlati.

 

Una revisione della letteratura in questo campo, condotta dal Professor Gaetano Santulli, M.D., Ph.D, Professore e Ricercatore all’ AE College of Medicine di New York, e dal suo team, ha portato alla conclusione che la supplementazione di L-Arginina possa essere una strategia terapeutica promettente per disturbi come la malattia coronarica (CAD), l’insufficienza cardiaca e la malattia delle arterie periferiche (PAD)
Tutto questo, come affermato dal Prof. Santulli nella sua review, ha particolare rilevanza oggi, alla luce delle complicanze cliniche dell’infezione da COVID-19: “La disfunzione endoteliale è una delle principali cause di diverse condizioni patologiche che interessano il sistema cardiovascolare, tra cui ipertensione, aterosclerosi, diabete e aterotrombosi – afferma il Professor Santulli. 

Sulla base degli effetti positivi della L-arginina sulla funzione endoteliale, possiamo ipotizzare che l’integrazione di L-arginina possa essere utile a contrastare la disfunzione endoteliale nei pazienti COVID-19, senza nessun effetto collaterale.
Nel complesso, i dati disponibili in letteratura supportano e incoraggiano l’uso della supplementazione di L-Arginina nei disturbi cardiovascolari, soprattutto nella prevenzione dell’evoluzione dell’ipertensione e dell’aterosclerosi – sostiene il Professor Santulli.
Ad oggi, una dose integrativa di ~ 3 g / giorno di L-Arginina sembra essere efficace nel favorire l’aumento dei livelli di NO, con positivo riscontro sulla funzione endoteliale, senza effetti tossici.

Sulla base di queste evidenze scientifiche l’Ospedale Cotugno di Napoli ha dato conferma dell’impiego di L-Arginina nei pazienti ricoverati per patologia da COVID-19 dal mese di ottobre 2020.
Il Professor Giuseppe Fiorentino, Primario di Pneumologia e responsabile dei reparti di terapia di bassa intensità e sub-intensiva COVID-19, ha dichiarato: “Abbiamo aggiunto alle cure la L-Arginina, un integratore che spesso assumono gli sportivi e che sembra proteggere l’endotelio aumentando la disponibilità dI ossigeno nel microcircolo”.

 

 

 

 

Con riferimento all’esperienza dell’Ospedale di Cotugno di Napoli e, in particolare, del reparto gestito dal Prof. Fiorentino, l’approccio terapeutico ha subito una significativa evoluzione tra la prima e la seconda ondata.
Inizialmente, infatti, la terapia sub-intensiva prevedeva la ventilo-terapia non invasiva, accompagnata da ventilazione cPAP, ossigenoterapia ad alti flussi, somministrazione di steroidi, cortisone e antibiotici, terapia integrativa con multivitaminici e idratazione.
Con l’arrivo della seconda ondata, l’integrazione multivitaminica è stata sostituita dalla somministrazione di 2 flaconcini/die di L-Arginina (1,66g x 2), uno al mattino e uno alla sera. Questo nuovo approccio è risultato clinicamente efficace già dopo due settimane di trattamento determinando un recupero più rapido della funzionalità respiratoria e la precoce negativizzazione dei pazienti. In particolare, la terapia ha mostrato effetti favorevoli sui tempi di dimissione, sul recupero del numero di linfociti e sul rapporto P\F tra pO2 arteriosa e FiO2 inspirata. Per quest’ultimo parametro si riscontra quasi un raddoppio della velocità di recupero.

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