Accademia di Medicina di Torino: seduta scientifica sul tema “Le glifozine nel diabete e nello scompenso cardiaco”.

di     Piergiacomo Oderda

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gabriella Gruden ed Edoardo Gronda intervengono in una seduta scientifica
organizzata dall’Accademia di Medicina di Torino, il 9 aprile alle 17:30 sul sito
www.accademiadimedicina.unito.it sul tema “Le glifozine nel diabete e nello
scompenso cardiaco”.
Nel programma di Medical Excellence Tv, rispondono alle domande della
giornalista Melania Sorbera.

 

Gabriella Gruden, Professore Associato di Medicina Interna presso l’ Università
di Torino e Dirigente Medico presso la Medicina Interna 3U della “Città della
Salute e della Scienza di Torino”, presenta le glifozine come una nuova classe
di farmaci per il trattamento del diabete. Agiscono con un meccanismo diverso
dai farmaci tradizionali con cui si cerca di migliorare la produzione di insulina
da parte del pancreas e di migliorare la sensibilità dei tessuti periferici. Le
glifozine agiscono sul rene aumentando l’eliminazione con le urine del glucosio
(glicosuria). Dato che il glucosio è anche fonte di calorie, si registra un effetto
benefico sul peso corporeo. Un altro effetto indiretto è l’eliminazione di
molecole di sodio. «Oltre a migliorare la glicemia, questa classe di farmaci ha
un effetto benefico sulla pressione arteriosa e sul peso corporeo», effetti
aggiuntivi assolutamente desiderati in pazienti affetti da diabete di tipo 2,
spesso con pressione alta e sovrappeso.

 

 

 

Edoardo Gronda, Primario di Cardiologia dell’Istituto di Ricovero e Cura a
Carattere Scientifico (IRCCS) Multimedica di Sesto San Giovanni (MI), allarga il
discorso sugli effetti sullo scompenso cardiaco, «per lungo tempo ignorato dalla
ricerca clinica sia da parte cardiologica che diabetologica come “endpoint”
primario di miglioramento della prognosi». L’identificazione delle glifozine come
un trattamento efficace in campo cardiaco è stato un evento fortunato, una
“serendipia” della ricerca diabetologica mirata a stabilire la non inferiorità dei
farmaci di nuova generazione. «Questa particolarità della molecola di eliminare
sodio insieme agli zuccheri genera un riassetto di equilibrio metabolico e
neurormonale che nell’insufficienza cardiaca è fondamentale, sia nel soggetto
diabetico che non diabetico». Il rene è un organo deputato non solo
all’equilibrio neuronale ma è glucometabolico, «produce zucchero, lo consuma
e lo recupera». Sono aspetti determinanti per l’evoluzione dell’insufficienza
cardiaca, quando il cuore non perfonde bene il rene. «Più il rene è
danneggiato, maggiore risulta il beneficio che questi farmaci generano».
La prof.ssa Gruden approfondisce gli effetti a lungo termine, «il paziente
diabetico va incontro a complicanze di tipo renale e cardiovascolare». E’
importante identificare i soggetti a rischio in fase precoce per evitare
l’insorgere di manifestazioni cliniche più gravi. Tutti i farmaci per il diabete
vengono testati dal punto di vista cardiovascolare per verificare che non
espongano il paziente a rischi maggiori. «Nei soggetti ad alto rischio
cardiovascolare, il farmaco è in grado di ridurre il rischio di morte per causa
cardiovascolare, per ictus o infarto». Sottolinea il grande interesse suscitato da
effetti benefici sul rene e sullo scompenso cardiaco, «effetti del tutto inattesi,

pensavamo fosse un errore!». Nel soggetto in fase iniziale, asintomatico,
ancora non consapevole (piccole quantità di proteina nell’urine, filtra meno),
questa categoria di farmaci rallenta in modo importante la perdita di funzione
del rene, si spostano in avanti eventi clinici in cui il paziente inizia ad essere
sintomatico, per molti pazienti non diviene necessario ricorrere a dialisi o
trapianto.
Edoardo Gronda ricorda lo studio randomizzato a doppio cieco riguardante
l’empaglifozin. «Se il rene peggiora la sua funzione, se aumenta la propensione
a ritenere liquidi è un fattore primario di evoluzione dell’insufficienza cardiaca».
Mettere il rene a riposo, preservarlo fa sì che non compaia microalbuminuria o
macroalbuminuria. Un errore da evitare è attendere che la funzione renale sia
troppo compromessa per somministrare questi farmaci, «cambia il paradigma
di cura, l’ottica con cui guardare».

 

 

Melania Sorbera pone la questione delle controindicazioni. Un “caveat” riguarda
la vasculopatia con danni ai tessuti, la presenza di neuropatia grave, la
molecola potrebbe peggiorare la perfusione periferica. Il prof. Gronda
sottolinea l’importanza dell’integrazione con il sacubitril/valsartan. La prof.ssa
Gruden indica le infezioni alle vie urinarie dovute a funghi, si consiglia un’igiene
estremamente accurata, «eliminare con le urine lo zucchero facilita le infezioni
locali». Non si tratta di farmaci alternativi ma che si aggiungono (“add-on
therapy”) ad una batteria di farmaci già disponibili. Vanno usati con cautela,
dietro prescrizione medica, specie in situazione acuta.

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