Affrontare il Blue Monday… nella Giornata mondiale della Pizza: perché alcuni cibi ci fanno sentire meglio

Quest’anno il lunedì più deprimente dell’anno e il giorno dedicato al piatto italiano per eccellenza cadono nella stessa data. Ma si può essere tristi davanti a una pizza appena sfornata? TherapyChat spiega il legame tra cibo e benessere

Torna il Blue Monday, il giorno più triste dell’anno, ovvero il terzo lunedì di gennaio. Secondo i
teorici di questa ricorrenza, i motivi per provare sensazioni negative a ridosso di questa giornata
sarebbero molteplici: in primis la fine del periodo natalizio e il conseguente ritorno al lavoro, ma
anche il rigido clima invernale e le giornate più corte, la forma fisica non impeccabile dopo le
feste e la lista di buoni propositi già infranti.
L’origine della giornata è in un’idea dell’agenzia di viaggi Sky Travel, che nel 2005 lanciò una
campagna di marketing per “convincere” i propri clienti a combattere la tristezza prenotando una
bella vacanza. In un momento, come quello attuale, in cui viaggiare è complicato, una valida
alternativa per contrastare i malumori stagionali potrebbe invece essere nella buona cucina. In
effetti, per una strana coincidenza, quest’anno il lunedì più deprimente cade proprio nella stessa
data del giorno dedicato al piatto italiano per eccellenza e comfort food amato da grandi e
piccini: la Giornata Mondiale della Pizza si celebra infatti il 17 gennaio (data scelta in onore di
Sant’Antonio Abate, patrono dei pizzaioli).
Viene di conseguenza naturale chiedersi se davvero si può essere tristi davanti a una pizza
appena sfornata. TherapyChat, l’applicazione mobile e web di psicologia online, ha quindi
analizzato il legame tra cibo e umore, che sono in effetti legati a doppio filo.
Nel caso particolare della pizza, il risvegliarsi di sensazione positive al primo morso ha una
reale base scientifica, che prescinde dalla bontà dell’alimento o dal fatto che viene
generalmente associata a momenti conviviali con amici e parenti. Il mix di nutrienti che la
compongono, come i carboidrati complessi e le vitamine del gruppo B, sono un concentrato di
energia e, soprattutto, influenzano la produzione dei neurotrasmettitori legati al benessere,
regalando una sensazione di positività diffusa.

In generale, il cibo è molto più di un bisogno fisiologico. Quando mangiamo qualcosa che ci
piace, il nostro cervello si riempie di dopamina e di altri neurotrasmettitori del “piacere”, che ci
premiano. Grazie a questi neurotrasmettitori, associamo il buon cibo alla soddisfazione e al
piacere.
Occhio però, a non esagerare. “La ricompensa emotiva del cibo è potente al punto che
potremmo arrivare a identificarlo come un rifugio. Gustarsi una pizza è sicuramente un
toccasana per il nostro umore. Ma di fronte a sensazioni spiacevoli, come quelle legate al Blue
Monday, è facile andare oltre e finire per svuotare compulsivamente il frigorifero in cerca di
soddisfazione immediata” commenta infatti Aída Rubio, Head of Clinical Content di
TherapyChat: “Il problema è che la soddisfazione legata al cibo non è duratura, mentre la
causa del cattivo umore può esserlo. Questo può portare a una continua ricerca di
soddisfazione sotto forma di cibo. E, inoltre, all’interiorizzazione di un’errata associazione di
idee: ‘quando mi sento male, ho bisogno di mangiare’.”

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