Accademia di Medicina di Torino: riunione scientifica su “Novità in Emostasi e Trombosi: le condizioni pro-trombotiche rivisitate nel 2022”

di Piergiacomo Oderda

Martedì 10 maggio alle ore 21, l’Accademia di Medicina di Torino tiene una
riunione scientifica, sia in presenza, sia in modalità webinar, dal titolo “Novità
in Emostasi e Trombosi: le condizioni pro-trombotiche rivisitate nel 2022”.
L’incontro è introdotto da Giuseppe Saglio, Professore di Medicina Interna e
socio dell’Accademia di Medicina.
Paola Caramella di Sestarete intervista per il programma “Podcast” i relatori
della seduta scientifica, Piera Sivera, Struttura Complessa Ematologia e
Terapie cellulari, Ospedale Mauriziano, Torino e Mario Bazzan, Referente
trombosi ed emostasi Cmid, Centro Malattie Rare, Ospedale San Giovanni
Bosco, Torino.
Per Mario Bazzan si tratta di una problematica comune e frequente nella
popolazione giovanile. Per semplificare, si può dire che la trombosi è
l’occlusione di un vaso venoso o arterioso. «Dicono i miei pazienti “un grumo di
sangue” che va ad ostruire il vaso». In Accademia di Medicina, si approfondisce
la malattia tromboembolica venosa (TEV), data da differenti entità patologiche.
La tromboembolia profonda è l’occlusione di un vaso del circolo venoso
profondo. Una complicanza temutissima è l’embolia polmonare ancora oggi
mortale «se non viene diagnosticata e trattata in modo tempestivo». E’
presente nel 30% delle tromboembolie venose profonde. Altri tipi di patologia
occlusiva venosa sono le trombosi in sede atipica (addominale, cerebrale). Le
tromboflebiti superficiali sono un fenomeno molto comune, specie in soggetti
femminili, in chi ha varicosità nelle gambe. Il picco d’incidenza tra le donne è
tra i 25 ed i 40 anni d’età, per gli uomini da 50 a 75. Anche se le cure sono
appropriate, si può ricadere da un minimo del 5% ad un massimo del 30-40%
tanto che alcuni parlano di patologia cronica, date le recidive. Chi ha avuto un
evento tromboembolico potrebbe pensare di farsi prescrivere un anticoagulante
e di assumerlo per tutta la vita. Ma qualsiasi terapia anticoagulante ha
un’incidenza di complicanza antiemorragica pari a due ogni cento pazienti
l’anno. «E’ una terapia non priva di effetti collaterali».
Paola Caramella pone la questione sui fattori di rischio genetici. Secondo Piera
Sivera, la predisposizione congenita alla trombosi è rara. Chi ha la
predisposizione congenita non è detto che in assenza di altri fattori di rischio
(noti e controllabili) abbia una trombosi. Capita di spaventarsi per referti di
esami genetici non sempre chiesti nelle indicazioni. E’ importante anche per chi
ha una predisposizione genetica la storia della famiglia. Chi sviluppa una
trombosi sono pazienti giovani che hanno una familiarità per trombosi venosa
a esordio giovanile. Ci sono fattori ambientali che possono aumentare il rischio
come l’obesità, il diabete, la dislipidemia. Il rischio aumenta con l’età, con lo
sviluppo di patologie tumorali. Influisce nelle donne giovani l’assunzione di
estroprogestinici. Occorre controllare questo rischio durante la gravidanza per
evitare che possano avere una complicanza tromboembolica. L’indicazione per

un esame genetico non è per tutti i pazienti che hanno una trombosi ma per
pazienti giovani che hanno una familiarità. Ci sono malattie ematologiche che
aumentano di per sé senza predisposizione congenita il rischio di avere una
trombosi, ad esempio la malattia mieloproliferativa cronica o malattie che
rendono il sangue più spesso, con piastrine in eccesso. Pazienti anziani hanno
un mieloma multiplo per cui il numero di immunoglobuline è aumentato, cresce
la viscosità nel sangue e rischiano di avere una trombosi.
E’ un fattore condizionante l’età, nei giovani non è così elevata la possibilità di
avere una trombosi. Nella popolazione caucasica l’incidenza della forma più
frequente di trombofilia congenita può andare dal 3 al 5%. Forme più rare
come il difetto di anticoagulanti naturali, l’antitrombina terza, la proteina C ed
S hanno un’incidenza intorno allo 0,5%.
Mario Bazzan suddivide in categorie i fattori di rischio. Ci sono quelli fisiologici
che non contemplano una malattia vera e propria come la gravidanza, il
puerperio. Al sovrappeso e all’età già citati aggiunge traumi, lunghi viaggi,
l’”economy class syndrome”, viaggi soprattutto ma non solo in aereo senza
mobilizzazione favoriscono il tromboembolismo venoso. C’è una correlazione
con l’inquinamento; la familiarità raddoppia il tasso di tromboembolismo
venoso. Il lockdown, la ridotta mobilità, lavorare con il pc lo favoriscono. Ci
sono fattori di tipo anatomico, ma anche l’essere ricoverati in ospedale per
patologie mediche o soprattutto chirurgiche.
Aggiunge le malattie autoimmuni, il “lupus”, gli anticorpi anti fosfolipidi.
Malattie neoplastiche si accompagnano a quest’ulteriore complicanza, così
come la può avere un paziente con forma grave di Covid. Si può escludere una
correlazione tra vaccino anti-Sars Cov2 e trombosi, salvo qualche rarissimo
caso con vaccinazione a tecnica non M-RNA.
Si potrà seguire l’incontro sia accedendo all’Aula Magna dell’Accademia di
Medicina di Torino (via Po 18, Torino), previa prenotazione da effettuare via
mail all’indirizzo accademia.medicina@unito.it e dietro presentazione del Green
Pass, sia collegandosi da remoto al sito www.accademiadimedicina.unito.it.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *